Terzo movimento: il Custode della coscienza fenomenologica

Esercizi per il Custode della sospensione del pensiero reattivo

Il Custode del terzo movimento della mente bohmiana si pone in una condizione di apertura totale a qualsiasi pensiero, cercando l’inclusione e il superamento «di qualsiasi vita, di qualsiasi fine della vita, di qualsiasi formazione culturale (…) e dei valori che li reggono, esplicitamente o implicitamente» (Husserl). Egli prende le distanze da qualsiasi condizionamento passato e dai termini di interpretazione canonica della realtà senza volerli reprimere o negare, ma mettendoli “tra parentesi” e aprendo il cuore e la mente a qualsiasi altra possibilità senza pregiudizi né preclusioni.

Questo terzo movimento è lo snodo cruciale di tutto il processo dialettico. E’ il “piccolo inizio” di Husserl. E’ la rivoluzione con la quale la mente prende coscienza del suo “falso movimento”, passando dall’adesione ingenua ai propri contenuti all’osservazione critica degli stessi. I pensieri, le emozioni e le percezioni a cui prima aderivi anima e corpo ricavandone l’impressione di una mente agitata in continuo movimento, ora devi vederli come quei treni che scorrendo lentamente a fianco del tuo vagone fermo alla stazione ti regalano l’illusione di essere partito: ma non sei tu ad esserti mosso! La coscienza non è il pensiero. Essa è immobile.

Nella precedente serie di esercizi avevi già avuto modo di osservare la natura e l’energia potenziale di questi treni indipendenti di pensieri (in senso aumentato ed esteso): hai visto da dove arrivano e cosa li muove. Ciò che questo Custode fa, in più, è mantenersi costantemente indenne dall’illusione del “falso movimento”. Egli sa che la sua prospettiva e i suoi assunti fondamentali sono illusori tanto quanto le prospettive e gli assunti diversi o anche contrari di chi ha di fronte. L’identificazione cessa. La risposta reattiva perde di senso. Non ti sei mosso, nulla e nessuno sta premendo o tirando dall’esterno… a quale stimolo dovresti mai reagire?

3A) Esercizio della riduzione fenomenologica

Da “La fenomenologia di Roberta De Monticelli“, pubblicato in Il Filo di Arianna.

1. Fermati. (…) Entrare in fenomenologia, come in generale entrare in filosofia, è anzitutto arrestarsi. Sospendere le risposte di routine, opinioni, pregiudizi, valutazioni e azioni. A questa sosta deve seguire un mutamento di atteggiamento, approssimativamente indicato dall’istruzione seguente:

2. Sospendi tutte le prese di posizione (giudizi, valutazioni, decisioni). Questa sospensione (la famosa epochè) consiste in una messa fuori gioco sistematica non soltanto delle nostre risposte attive, ma di conseguenza e indissociabilmente di tutta quell’informazione relativa alle cose che attiva le nostre risposte e che va oltre i limiti di ciò che è veramente dato (fenomeno). La sospensione riguarda dunque in primo luogo la tesi di esistenza che implicitamente accompagna la nostra percezione degli oggetti del mondo circostante, qui ed ora (…) In secondo luogo e inscindibilmente, riguarda tutte le prese di posizione valutative e pratiche motivate dalle circostanze particolari di esistenza dell’oggetto in questione (“Questa sedia zoppica” – “Ti ho detto che bisognava farla riparare”).

3. Metti fra parentesi tutto quello che sai su questa cosa, ma che nel suo fenomeno non si mostra. Questa mossa corrisponde fra l’altro a “mettere fra parentesi” praticamente tutta la scienza empirica esistente che riguarda quel tipo di cose. Mettere fra parentesi o fuori gioco la conoscenza corrispondente non significa, ancora una volta, mettere in dubbio o addirittura negare (perché, poi?) le proposizioni in cui questa conoscenza empirica consiste, ma semplicemente evitare di farne uso nella descrizione fenomenologica dell’oggetto in questione, che è la prima fase di ogni ricerca secondo questo metodo. Esempi del farne uso: “un suono è una vibrazione prodotta da un corpo in rapida e regolare oscillazione, eccetera”. “Sentire dolore comporta avere un cervello”. Non presupporre alcuna di queste conoscenze, inibire tutte le valutazioni e i comportamenti abituali: I1-I3 ci dicono come modificare il nostro atteggiamento naturale, pre-filosofico, per lasciar emergere il puro eidos (suono), la pura qualità di valore (utilità dell’oggetto d’uso) la pura esigenza (gli oggetti d’uso devono funzionare).

4. Riduci te stesso al punto di vista universalmente accessibile che ogni percezione di realtà esemplifica, ossia riduciti all’ ”Io puro”. Applicando questa istruzione metto fra parentesi tutto quello che appartiene alla realtà psicologica di questo evento singolare, questa mia percezione della scala musicale che occorre ora in questo luogo e sulla base del mio proprio sistema nervoso. Metto fra parentesi questo momento della vita di questa particolare persona che risponde al mio nome, per ritenerlo solo in quanto esempio di un tipo di esperienza pertinente al tipo di oggetto che è sotto indagine; e indicare a questo modo a chiunque un modo d’accesso al fenomeno che intendo considerare – ad esempio il fenomeno del suono. Il mio vissuto è a questo punto l’esempio di una percezione acustica pura, vale a dire di un modo di presenza (a un soggetto x) di quelle realtà che chiamiamo suoni. Più in generale un vissuto puro è un modo di presenza di cose, accessibile a chiunque vorrà occupare il posto dell’Io puro. Che non è affatto un fantasma cartesiano, ma solo il punto di vista (il punto di ascolto, il punto di sentire) accessibile a chiunque voglia esemplificare con la sua propria vita questo tipo di esperienza dell’essenziale di questa Sache, di questa Cosa Stessa, quale essa si dà. (…) Ciò che affermo sulla base del mio “vissuto”, chiunque deve essere in grado di “vederlo” sulla base del suo, o allora di criticare le mie tesi come prive di sufficiente evidenza (…)

3B) Esercizio della consapevolezza fenomenologica (mindfulness)

  1. Silenzia il tuo bisogno di controllo dell’ambiente, o meglio, diventane cosciente, osservalo, ma non permettergli di agirti.
  2. Durante il dialogo tieni costantemente all’erta il tuo sistema di pensiero lento (S2) istruendolo di individuare e trattenere presso di sé gli impulsi reattivi di risposta provenienti dal tuo sistema di pensiero veloce (S1).
  3. Accogli empaticamente la prospettiva personale della persona che stai ascoltando entro le condizioni della sua origine culturale, esistenziale e biografica. Non chiederti se sia giusta o no, ma chiediti come la persona che ascolti sia potuta arrivare a pensare ciò che pensa e a comportarsi come si comporta.
  4. Attraverso S2 osserva e analizza il funzionamento automatico di S1 mentre è in atto.
  5. Renditi conto che, indipendentemente dall’intenzione comunicativa  dell’altro, le tue eventuali reazioni emotive di offesa, indignazione, disagio, chiusura, noia, ecc., dipendono da te, da qualche tuo pensiero reattivo (“oddio, mi sta aggredendo personalmente, mi sta mancando di rispetto, sta disprezzando quello che dico, non è giusto che mi tratti così, non posso permetterlo, devo farmi valere, devo reagire!”), o dal fatto che ti identifichi con certi assunti assiomatici che non sei evidentemente disposto a mettere in questione (“parla di cose che non hanno alcun valore e che perciò non meritano la mia attenzione, o che sono contrarie a un principio indubitabilmente vero… devo farlo valere, devo ribellarmi!”), molto più che da colui che stai ascoltando.  Ma indipendentemente dall’intenzione comunicativa dell’altro (quindi anche ove fosse violenta) se io mi risento per ciò che egli dice occorre che capisca di dovere cercare in me stesso, nel pensiero reattivo del mio S1, e non nell’altro, il significato ultimo del mio risentimento. Domandati cosa ci sia dietro, quale sia il bisogno insoddisfatto da cui nasce.
  6. Allo stesso modo, se senti provenire da S1 l’impulso di interrompere la persona che hai davanti limitati ad osservare con S2 il significato ultimo di quell’impulso. Cosa nasconde? Cosa c’è dietro? Cosa accadrebbe se non facessi nulla?

Articoli collegati

Letture consigliate

Thought as a System - David BohmBohm David (1994), Thought as a System, London and New York, Routledge.

 

Sul Dialogo - David BohmBohm David (2014), Sul Dialogo, Pisa, Edizioni ETS, cap. 3,5,6
(ed. or. On Dialogue, London and New York, Routledge, 1996).

mindfulness, la mente consapevoleLanger Ellen J. (2015), Mindfulness: La mente consapevole, Milano, Garzanti-Corbaccio, (ed. or. Mindfulness, 1989).

 

esercizi di mindfulnessKotsou Ilios (2014), Quaderno d’esercizi di mindfulness, Milano, Vallardi.

 

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