Secondo movimento: il Custode del pensiero come sistema

Esercizi bohmiani per il Custode del pensiero come sistema

La nostra capacità di pensare si fonda su una complicata macchina associativa transindividuale della quale non abbiamo normalmente coscienza. Il problema del pensiero è proprio che, a differenza del nostro corpo, manca di propriocezione, cioè non è del tutto consapevole né delle proprie parti né dei propri movimenti, ovvero di ciò che è e di ciò che fa esattamente. In particolare, accade che il pensiero si costruisca una rappresentazione della realtà ma non sia immediatamente consapevole né che si tratti di mera rappresentazione, né di avere egli stesso giocato un ruolo determinante nel costruirla.

L’errore più grave del pensiero ingenuo è appunto questo: confondere la sua rappresentazione della realtà con la realtà stessa. Da questa “falla” strutturale del pensiero umano deriva il caos che l’uomo ha introdotto e continua a introdurre e a moltiplicare nel mondo e nell’ordine naturale del cosmo. Questa intuizione ha indotto Bohm a concepire la necessità di superare i limiti del pensiero ingenuo individuale attraverso un metodo dialettico collettivo, capace di attingere a una forma di intelligenza più consapevole e sostenibile.

Questo Custode presidia un movimento fondamentale di questo processo dialettico, attraverso l’osservazione attenta dell’articolazione sotterranea del pensiero, proprio e altrui, in concetti astratti e i giudizi logici della coscienza, ma anche emozioni, contingenze biografiche, condizionamenti sociali, convenzioni culturali, bisogni, abitudini, istinti, forse archetipi, ma soprattutto memorie di pensieri già pensati e accumulati in un sistema veloce (S1) di idee “pronte all’uso” rigidamente legate al passato, che perciò prima o poi divengono inesorabilmente inadatte a comprendere il presente, e ancor meno la possibilità di un futuro diverso. Come sono correlati tra loro tutti questi elementi? Come interagiscono gli uni con gli altri? E sono poi elementi concretamente distinti, o soltanto apparenze diverse di un’unica realtà indivisibile?

2A) Esercizio del pensiero “aumentato” 

Negli ultimi decenni le neuroscienze hanno studiato a fondo le correlazioni funzionali tra pensiero, sentimenti, emozioni, percezioni fisiche, soma e memorie, arrivando a comprendere che sono tutte parti di un unico sistema: nessuna di esse può esistere senza le altre. Non solo. Esse si influenzano l’un l’altra in modo determinante. Questo esercizio ti aiuta a non cadere nell’errore di considerarle indipendenti quando rifletti sulle tue convinzioni o quando dialoghi con altre persone. Inoltre allena il tuo sistema di pensieri lenti (S2) a “trattenere presso di sé” gli impulsi reattivi di S1 per esaminarli.

  1. Quando ascolti una persona, indipendentemente dal fatto che la conosca bene oppure no, focalizza l’attenzione su ciò che provi o che emerge spontaneamente da S1 e verbalizzalo velocemente in un appunto scritto (o in una mappa mentale): associazioni di idee, ricordi, sentimenti, emozioni, impulsi, sensazioni, giudizi… quello che stai sentendo ti piace o non ti piace? perché? qual è la carica emotiva del tuo giudizio? mentre l’altro dice quel che dice ti senti a tuo agio o a disagio? lo senti amico o ne hai paura? provi gratitudine, tenerezza, assenso, dispetto, rabbia, indignazione, sorpresa, incredulità, o cos’altro? la sua visione ti annoia o ti incuriosisce? la tua mente è stimolata o bloccata? Presta attenzione anche al tuo stato fisico e a ciò che ti verrebbe di fare… il tuo corpo è rilassato, teso o eccitato? senti l’impulso di rispondere, di capire di più, di andartene o di mettere a tacere chi parla? e così via. Prendi più appunti che puoi proprio mentre ascolti! Non auto-censurarti, cerca invece di cogliere anche il più piccolo movimento reattivo di S1 alle parole o al comportamento dell’altro e annotalo onestamente!
  2. Quando l’altro ha finito di parlare, disinteressati momentaneamente al dialogo e prenditi qualche minuto per studiare i tuoi appunti. Riflettendo con calma su tutti i correlati cognitivi, emotivi e sensoriali che hai osservato emergere in te da S1 mentre ascoltavi e che sei riuscito ad annotare negli appunti, usa S2 per individuane l’origine.
    1. Sia l’origine episodica: quale episodio, nella tua storia di vita, ti ha reso simpatica o antipatica quella persona o l’idea che ha appena esposto? Cosa era accaduto, quando hai iniziato a sviluppare i sentimenti e gli impulsi che adesso provi al riguardo? Quando, da chi e in che modo ti è stato insegnato quel determinato concetto, hai ricevuto quella determinata informazione, o hai appreso quella determinata notizia che adesso influenzano il tuo giudizio spontaneo al riguardo e le tue associazioni?
    2. Sia l’origine logica: perché quella certa persona o quella certa idea, notizia, memoria o prospettiva devono necessariamente essere associate a quei sentimenti, a quegli impulsi e a quei giudizi a cui il tuo pensiero veloce le ha associate? Qual è il motivo logico di questa associazione? Qual è l’evidenza incontrovertibile, il fatto che proprio “non puoi mettere da parte”, in base al quale il tuo pensiero veloce opera questa associazione? E’ un bisogno personale? E’ un principio universale? E’ una realtà auto-evidente? Di qualsiasi cosa si tratti è importante che la identifichi e la verbalizzi nella forma di un assunto fondamentale.
  3. A questo punto ripeti l’intero esercizio applicandolo, questa volta, all’assunto fondamentale che hai appena individuato. Mentre lo fai, considera come i tuoi pensieri siano orientati dai loro correlati emotivi e dal tuo vissuto esperienziale, e come questi siano a loro volta determinati da altri pensieri. Rifletti attentamente sulla ricorsività di questi rimandi e di questo esercizio. Se avessi la pazienza di eseguirlo davvero fino in fondo, ciclo dopo ciclo, a che punto si arresterebbe?

2B) Esercizio del pensiero “esteso”

Attraverso questo esercizio devi abituarti a cercare i «modelli mentali» che si celano dietro ai pensieri e ai comportamenti delle persone, cogliendoli entro le condizioni della loro origine: l’educazione, la pressione sociale, i condizionamenti culturali, le relazioni, le condizioni economiche, materiali, ecc.

  1. Quando rifletti, quando ascolti una persona o leggi qualche cosa, verifica se il discorso stia implicitamente dando per scontato qualche significato o pensiero rilevante non dichiarato. Ad esempio, la frase “I respingimenti, le espulsioni, i sospetti nei confronti degli immigrati, rimettere in discussione le pensioni e gli altri diritti acquisiti sono tutte cose indegne di una società civile” fa implicitamente riferimento, fra gli altri, a concetti di “dignità” e di “civiltà” che pur costituendo il cuore del ragionamento sono lasciati sullo sfondo, facendoli tacitamente passare per principi assodati e ineccepibili, auto-evidenti e uguali per tutti. In modo ancora più sottile, quando chiediamo a un bambino “Cosa vuoi fare da grande?” diamo implicitamente per scontata tutta una visione del mondo e della società, nella quale ad esempio pensiamo che ciascuno debba specializzarsi in un mestiere, attività o professione, che spetti a lui la scelta, e che questo genere di scelte siano libere o quanto meno dipendano dalla volontà dell’individuo: ben tre presupposti taciti di non scarsa rilevanza. Ecco, è questo genere di presupposti taciti che devi imparare a discernere, quelli che si nascondono fra le righe, quelli su cui si fonda implicitamente un assunto e che l’autore tratta come se fossero talmente ovvi che sarebbe da stupidi sprecare il proprio tempo a metterli in questione, o che si rischierebbe di destabilizzare le coscienze se lo si facesse. Bene, noi vogliamo essere proprio questi stupidi, coraggiosi perditempo!
  2. Usa S2 per riflettere sull’origine culturale di questi presupposti. Per stare all’esempio di prima, dovremmo cioè chiederci da dove derivano i concetti di “dignità” e di “civiltà” che la frase citata metteva tacitamente a fondamento del discorso. Domandati da quando, in che modo e in quale parte del mondo si sono affermati e a quali ambiti di realtà sono circoscritti. Potresti allora considerare che in Occidente, sempre per stare all’esempio, i concetti di dignità e di civiltà si sono andati via via definendo in modo sempre più preciso nel corso dei secoli, da Aristotele fino alla Déclaration des Droits de l’Homme della Rivoluzione francese e alla più recente Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Senza però mancare di osservare che, di “universale”, queste dichiarazioni hanno soltanto una pretesa prescrittiva che si radica in una matrice culturale ben definita, visto che lo stesso UNESCO ha ritenuto di dover accreditare anche una diversa Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo, che rende conto della differente concezione della persona e della comunità che ha l’Islam (ma che ne sappiamo poi della concezione che di tutto questo hanno le centinaia di comunità marginalizzate sia materialmente che culturalmente, che tutt’oggi vivono nelle zone più remote del mondo e che non sono di certo rappresentate all’ONU?).
    Insomma, prendi coscienza della complessità dei processi storici avvenuti internamente all’area culturale a cui la persona che stai ascoltando appartiene (anche se magari è la stessa a cui a appartieni anche tu), a seguito dei quali le viene spontaneo dare per scontati una serie di principi, di concetti e di visioni e contestualizzali, vedine i confini temporali, geografici, culturali.
  3. Rifletti anche su come questi contenuti “non detti”, taciti, sottintesi, si siano a un certo punto installati nel sistema automatico di pensiero (S1) dell’individuo e abbiano finito per determinare il suo attuale modello mentale. Gli sono stati trasmessi attraverso l’educazione scolastica o religiosa o altre istituzioni sociali? attraverso la tradizione degli usi e costumi e i modelli di comportamento delle figure di riferimento all’interno della famiglia? Avrebbe potuto scegliere di sottrarsi a queste forme di condizionamento e di pressione? Ci sono stati particolari episodi o condizioni materiali, nella sua storia di vita, che lo hanno esposto in modo determinante all’influenza di queste idee e di queste visioni del mondo? Nel caso semplicissimo del bambino, ad esempio, deve esserti chiaro che ogni volta che gli chiediamo “Cosa vuoi fare da grande?” stiamo inconsapevolmente contribuendo a installargli nella mente quel nostro modello mentale, fatto di tutti gli assunti taciti che la domanda implicitamente dà per certi e che abbiamo visto.
  4. Cerca di discernere quanto della prospettiva individuale della persona che stai ascoltando sia frutto di una sua facoltà indipendente di percezione e pensiero e quanto derivi invece dalla memoria reattiva di percezioni e pensieri che sono stati sviluppati e tramandati da milioni o miliardi di altre persone nel corso della storia del mondo e, in questo senso, si possano perciò dire “transpersonali” (o “transindividuali”). Osserva in particolare come gli assunti e i comportamenti individuali che derivano da un dato modello mentale contribuiscano essi stessi a rinforzarlo e propagarlo in determinati gruppi sociali (ogni bambino che sia stato educato ad un certo modello mentale, crescendo tenderà a realizzarlo, testimoniarlo e tramandarlo egli stesso attraverso opere e pensieri). Rifletti su come in questo modo si crei una sorta di circolo vizioso, cioè un sistema chiuso che si auto-alimenta e che può “fissare” inconsapevolmente, senza altro fondamento che non sia l’abitudine e il consenso del gruppo sociale di appartenenza, i modi comuni di comportarsi e di pensare la realtà.
  5. Per riuscire ad apprezzarne meglio l’articolazione, se hai dimestichezza con le mappe mentali disegna la mappa del modello mentale che stai analizzando, tuo o di un’altra persona in relazione a un determinato tema, mettendo in relazione i contenuti espliciti con le conoscenze tacite transpersonali.

2C) Addestramento al pensiero differenziale

Questo non è un esercizio unico ma una combinazione di esercizi che puoi scegliere di svolgere anche separatamente. Servono ad allentare gli impegni cognitivi prematuri che ti condizionano e a “scongelarne” i significati. L’obiettivo è ottenere una maggiore flessibilità mentale. Prima di iniziare è necessario che tu legga con attenzione l’articolo sulla mindfulness (e, possibilmente, i testi di approfondimento consigliati).

1) Per ogni gesto o atto, tuo o di altri, trova sempre almeno due modi alternativi di giudicarlo: spontaneo o impulsivo? coerente o rigido? delicato o debole? intenso o eccessivamente emotivo? avventato o eroico? ecc. E per ogni coppia di giudizi alternativi immagina 4 ragioni per cui può essere in un modo e 4 in cui può essere nell’altro. Porta questo “gioco” nel dialogo, coinvolgi anche gli altri in queste riflessioni.

2) Per iniziare prendere confidenza con il concetto di contesto gioca con le metafore: prova a fare analogie trasponendo idee, caratteri personali, fatti, ecc., da un contesto a un altro completamente differente. Com’è possibile che Giorgio sia come una locomotiva? In che modo la vita potrebbe essere come un circo equestre?

3) Sviluppa a fondo la tua sensibilità ai contesti iniziando a coglierne anche gli aspetti più sottili. Durante il dialogo discerni con chiarezza quale sia esattamente il “tuo” contesto in merito alla questione su cui stai dialogando (significati in gioco, valori, pressioni a cui sei esposto, bisogni soddisfatti o insoddisfatti, doveri familiari, ruoli che ti sono assegnati dalla società, visione del mondo, aspettative, speranze, ecc.) e le sue differenze rispetto ai contesti dei tuoi interlocutori. Abituati a individuare e tenere sempre ben presente in cosa siano diversi e le conseguenze delle loro differenze. Fai particolare attenzione a evitare la “confusione dei contesti”.

4) Quando rifletti o dialoghi su una questione gioca a immaginare contesti alternativi in base ai quali riformulare i problemi o ridefinire le questioni in modo da cambiare completamente il loro significato. Prova a non dire “questo è… questo significa…” ma “questo potrebbe essere… questo potrebbe significare…”.

5) Quando rifletti o dialoghi su una questione esplorala sempre dal maggior numero di prospettive possibili ricordando che ce ne sono sempre almeno due: la tua e quella contraria. Pensando alla tua posizione su un qualsiasi tema prova a dire “…però potrebbe anche essere il contrario”. Davanti ai problemi non accontentarti mai di un’unica spiegazione, di un’unica risposta, di vedere un’unica soluzione possibile, ma sforzati di considerare il maggior numero possibile di opzioni alternative.

6) Quando nel dialogo qualcuno richiama una categoria (di persone, di situazioni, di oggetti, ecc.) sforzati di scomporla nel maggior numero possibile di categorie più piccole, ciascuna in relazione a un contesto diverso e introduci nel dialogo una richiesta di maggiore attenzione ai dettagli di contesto, sollecita un maggior numero di informazioni in base alle quali ridefinire le questioni usando categorie più puntuali, invece che ampie e generiche.

7) Quando assisti a un evento, quando ricevi una notizia, quando ascolti una persona riferire una sua esperienza o un’idea, non assoggettare immediatamente quell’informazione alla tua personale visione delle cose (al tuo contesto), aspetta a interpretarla secondo i tuoi schemi abituali, non avere fretta di prenderla come una conferma di qualche idea che avevi già in mente (a questo pensa già il tuo sistema automatico S1!). Al contrario, tu sforzati di individuare gli elementi di novità, gli aspetti distintivi, i dettagli oggettivi che non collimano, per quanto sottili e trascurabili essi ti possano apparire. Non dirti “è la stessa cosa che penso anch’io”, “anch’io ho vissuto la stessa esperienza”, “questa cosa l’ho già vista”, “è la solita storia”, e neppure “questa è la stessa cosa che dice anche…”. Se ti sembrano cose note, già viste o già sentite, probabilmente non sei stato abbastanza attento e sensibile alle differenze. Imponiti di osservare e ascoltare con maggiore attenzione e discernimento: “esistono sempre infinite differenze tra il fatto reale e qualsiasi idea preconcetta, per quanto nobile, bella e perfetta essa possa apparirci”. Allo stesso modo, esistono sempre infinite differenze tra le idee che le persone si fanno delle stesse cose, per quanto simili possano apparirti a prima vista.

8) Durante l’ascolto attivo di qualcuno annota in un quaderno tutte le differenze che dovessero emergere tra i significati (intesi anche come valori) che le diverse persone attribuiscono alle stesse parole, agli stessi concetti, agli stessi fatti, o alle stesse situazioni. Annota anche tutte le difficoltà che tu e gli altri incontrate nel comprendere esattamente l’intenzione comunicativa di chi sta parlando (ricorda di verificarla sempre, di tanto in tanto, ad esempio sintetizzando con parole tue quanto ti sembra di avere compreso fino a quel punto e chiedendo se è corretto). Non trascurare mai di annotare le eventuali differenze, anche le più sottili, tra quanto ti sembrava inizialmente di aver capito dalle parole di chi parla e quanto egli invece intendeva realmente dire, mano a mano che questo ti diviene più chiaro. Frena l’impulso comune di “andare al sodo” e di trascurare queste differenze di senso considerandole soltanto banali fraintendimenti privi di valore che sarebbe meglio non si verificassero. Al contrario, focalizza l’attenzione comune proprio su queste differenze interpretative, sulle diverse sfumature di senso che hai avvertito, considerale indizi preziosi di un contesto diverso dal tuo, e quando l’altro abbia terminato il suo intervento rileggi i tuoi appunti e prova a rilanciare il dialogo ripartendo proprio da questo nuovo materiale emerso!

9) Similmente, quando sei tu a parlare, fai attenzione alle difficoltà che gli altri hanno a comprenderti, alle sfumature che riescono a cogliere e a quelle che non riescono a cogliere di quanto intendi dire o raccontare. Appena finisci di esporre un concetto compiuto interrompiti e prima di continuare verifica cosa gli altri abbiano capito ascoltandoti. Prendi nota delle differenze già descritte al punto precedente e appena possibile fanne materia di dialogo.

Articoli collegati

Letture consigliate

Thought as a System - David BohmBohm David (1994), Thought as a System, London and New York, Routledge.

 

Sul Dialogo - David BohmBohm David (2014), Sul Dialogo, Pisa, Edizioni ETS, cap. 3,5,6
(ed. or. On Dialogue, London and New York, Routledge, 1996).

mindfulness, la mente consapevoleLanger Ellen J. (2015), Mindfulness: La mente consapevole, Milano, Garzanti-Corbaccio, (ed. or. Mindfulness, 1989).

 

esercizi di mindfulnessKotsou Ilios (2014), Quaderno d’esercizi di mindfulness, Milano, Vallardi.

 

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