Primo movimento: il Custode della connessione empatica e della comunicazione nonviolenta

Primo movimento bohmiano: esercizi per il Custode della comunicazione non violenta

La capacità di mettersi in comunicazione con altre persone è la base di qualsiasi dialogo, ma è un’abilità tutt’altro che scontata. Spesso le persone conversano senza riuscire a comunicare. Perché? Il motivo è che ci hanno fatto credere che per comunicare fosse sufficiente parlare la stessa lingua. In realtà quello che accade è che le parole non servono a nulla, senza un canale di comunicazione aperto. E la sottile violenza implicita in molti dei nostri abituali schemi di pensiero è la principale causa di ostruzione di un tale canale. Per poter comunicare, prima ancora che per poter avere un dialogo, occorre quindi imparare a vedere e ad evitare questa inconsapevole ma esiziale forma di violenza.

Per canale di comunicazione qui non si intende ovviamente il banale mezzo fisico che si utilizza per comunicare, come possono essere la linea telefonica, internet o la viva voce. Si intende piuttosto alludere a una particolare disposizione interiore, ovvero l’intenzione e la possibilità di tenersi in contatto con altri per cercare insieme qualcosa che si riesca davvero a condividere.

Ora, è un dato empirico che ciò che più di ogni altra cosa ostacola il buon funzionamento di questo canale, e quindi la possibilità di un dialogo, è la violenza inconsapevolmente celata in alcuni modi molto comuni che abbiamo di esprimerci e di interpretare, che sono codificati nella nostra stessa cultura e che perciò acquisiamo automaticamente attraverso l’istruzione, il linguaggio e l’organizzazione sociale. Si tratta di schemi di pensiero la cui violenza risiede nelle tacite pretese di significato che essi introducono arbitrariamente nei discorsi, al di là delle intenzioni coscienti di ciascuno.

Il Custode della Comunicazione Nonviolenta ha inoltre la particolarità di essere bifronte, perché da un lato esercita il suo compito mentre parla, ma dall’altro lo deve esercitare anche nell’ascolto! Sia che parli, sia che ascolti, dovrai sviluppare l’abilità di riconoscere le trappole della comunicazione violenta ed evitarle, nella consapevolezza che caderci dentro significa il più delle volte chiudere il canale di comunicazione con l’altro e bloccare il dialogo.

Ti propongo perciò tre esercizi complementari: uno (esercizio A) per abituarti ad esprimerti senza violenza; gli altri due (B e C) per abituarti ad assumere una disposizione interiore nonviolenta anche in fase di ascolto. Esercizi diversi per allenare abilità diverse, ma il “movimento” del pensiero espresso da questo Custode è sempre lo stesso, che abbia la paola o che sia all’ascolto: la neutralizzazione della violenza espressiva intenzionale o involontaria.

1A) Esercizio della nonviolenza oratoria

Tieni costantemente a mente i principi adattati della Comunicazione Nonviolenta di Rosenberg (CNV) e quando parli, anche se è solo un dialogo interiore che fai tra te e te, assicurati di compiere tutti i passi della CNV:

1) distingui le osservazioni neutre dai giudizi e dalle interpretazioni
2) dichiara sentimenti veri, non valutativi
3) collegali a istanze di bisogni umani universali
3b) collegali alla tua storia personale
4) esprimi una richiesta specifica che rilanci il dialogo.

Per una spiegazione più dettagliata di ciascun passo leggi l’articolo sulla CNV e possibilmente studia il bellissimo libro di Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri).

Aggiungerei soltanto un quinto punto, relativo alla focalizzazione degli interventi. Essere dispersivi, abusare della pazienza degli ascoltatori con interventi troppo prolissi o confusi, oppure privi di autenticità e spessore, è anche questa una piccola forma di violenza che non favorisce il dialogo:

5) evita di intervenire per il solo gusto di essere ascoltato, intervieni solo se sai esattamente cosa vuoi dire ed esprimiti solo in forma affermativa, chiarendo bene i tuoi assunti (se hai un dubbio meglio dire “mi domando se sia vero che..” o “mi chiedo se… cosa… perché…” piuttosto che domandare agli altri “secondo voi è vero che… ?”, “perché…?”, ecc.: nel dialogo bohmiano non vogliamo infatti dirimere le questioni, ma fare emergere un ventaglio di assunti fondamentali diversi o anche opposti); prenditi il tempo che ti serve ma ricorda che il dialogo non è un’alternanza di monologhi, quindi cerca di essere conciso per lasciare che anche gli altri possano intervenire su quanto stai dicendo e consentire al dialogo di procedere con un certo ritmo.

1B) Esercizio sull’ascolto dell’intenzione comunicativa

L’attenzione di questo Custode non deve calare neanche in fase di ascolto! Questo secondo esercizio si focalizza appunto su quello che puoi fare anche in qualità di ascoltatore per allenarti alla Comunicazione Nonviolenta e contribuire a tenere aperto il canale della comunicazione con l’altro.

Anche se qui di seguito elenco una serie di indicazioni operative il movimento è uno solo, e l’abilità che esprime è la stessa: l'”ascolto empatico”. Si tratta di imparare ad avere rispetto per l’altro, per il suo vissuto, per la sua disponibilità al dialogo, per la diversità della sua visione anche quando è radicalmente diversa dalla tua, collegandoti empaticamente ai suoi bisogni.

Questa è solo una traccia di massima. Per una comprensione più approfondita dei passaggi descrtti ti raccomando di studiare il libro di Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri).

  1. Concedi a chi sta parlando tutto il tempo che gli serve per completare la sua esposizione. Non essere impaziente di dire subito la tua, ma ascolta fino in fondo, finché l’altro non dà segno di ritenere di essere riuscito a farti comprendere tutto ciò che intendeva comunicarti e di aver ricevuto tutta l’empatia che aveva bisogno di ricevere.
  2. Focalizzati empaticamente sull’autentica intenzione comunicativa di chi sta parlando (ciò che intende realmente comunicare), sui sentimenti che la stanno animando e sui bisogni soddisfatti o insoddisfatti da cui questi traggono origine, piuttosto che sul significato letterale di ciò che la persona dice, sulle parole che usa o la forma (eventualmente anche violenta) del suo modo di esprimersi. Ma assicurati di comprendere tale intenzione, i sentimenti e i bisogni di cui è espressione per come l’una e gli altri si presentano alla coscienza di quella persona entro le condizioni della loro origine, evitando ogni tentazione di analizzarli alla luce dei tuoi assunti o di spiegarteli attraverso supposizioni interpretative.
  3. Per accertarti di avere compreso bene, puoi porre se necessario poche garbate domande di verifica (ascolto attivo) cercando di distinguere sempre i fatti oggettivi dai suoi personali sentimenti e bisogni (“Quando tu… vedi/assisti/leggi/ascolti/ecc…<il fatto al netto di qualsiasi giudizio>… ti senti… perché hai bisogno di…?”). Ma fai attenzione che le tue domande restino entro i limiti di ciò che l’altro è disposto a comunicare di sé, non pregiudichino il flusso dei suoi pensieri, e soprattutto non siano un modo più o meno consapevole di sovraimporgli la tua prospettiva o di condurlo da qualche parte (a volte si è tentati di usare le domande per scavare, per analizzare quanto l’altro sta dicendo perché non ci si capacita che possa essere semplicemente come dice, ma questa è una forzatura che blocca il dialogo e stressa l’interlocutore; limitati ad assicurarti che vi stiate intendendo circa la sostanza di ciò che l’altro intende dire). Un’altra forma utile di ascolto attivo è il riscontro, che consiste nel ripetere con parole tue quanto hai appena sentito dire dalla persona che ha parlato (senza necessariamente aspettare che abbia terminato, ma via via che esprime idee compiute), o almeno dando piccoli segnali della tua connessione (un cenno di assenso, un “Sì, capisco” o anche, se è il caso, “Non ho capito, puoi ripetere?”).
  4. Discerni con chiarezza tra eventuale aggressività intenzionale di chi parla e involontaria violenza formale del suo modo di comunicare (quando cioè non rispetti i principi della CNV). Osserva e misura quanto ce ne sia dell’una e quanto dell’altra. Se ad esempio qualcuno ti dice “scusami, ma sei noioso” o “ti trovo noioso” ti sta giudicando e la sua è una comunicazione oggettivamente violenta, ma questo non significa necessariamente che volesse aggredirti (potrebbe averlo detto, ad esempio, per farti da specchio in senso bohmiano, o come riflessione pubblica sul suo pensiero reattivo). Se poi qualcuno ti dice “ascoltandoti mi sono annoiato”, allora ti deve essere molto chiaro che nell’espressione in sé non c’è nessuna violenza, perché sta semplicemente comunicando il sentimento che sta attraversando l’altro; lui dovrà cercare nei meccanismi del suo pensiero reattivo il significato della sua noia, ma la sua comunicazione è oggettivamente nonviolenta (a meno che, naturalmente, le sue parole siano accompagnate da qualche segno del linguaggio non verbale che sveli la violenza dell’intenzione comunicativa: “smettila di parlare!”). Il Custode della CNV deve arrivare a discernere molto bene tutte queste sottigliezze!
  5. Se pensi che l’altro si stia esprimendo in qualche modo oggettivamente violento o incompleto (contrario alla CNV), indipendentemente dal fatto che si stia rivolgendo a te, ad altri, o che stia parlando in generale, immagina con S2 come sarebbe possibile comunicare le stesse cose rispettando tutti i principi della Comunicazione Nonviolenta (puoi anche farlo presente sia a lui che agli altri, eventualmente anche in un secondo momento, se lo ritieni utile al processo di dialogo).

1C) Esercizio dell’attenzione al linguaggio non verbale

Che stiano parlano o ascoltando, e perfino quando non si stanno relazionando direttamente, le persone non cessano mai di scambiarsi messaggi, più o meno consapevolmente, attraverso il linguaggio non verbale: gesti, posture, sguardi, espressioni facciali, cenni del capo, variazioni di tono, velocità o volume della voce, eccetera. Il Custode della CNV deve perciò prestare attenzione anche ai messaggi che utilizzano questo tipo di linguaggio, sempre al fine di neutralizzare ogni involontaria espressione di violenza e in questo modo tenere aperto il canale di comunicazione con l’altro.

  1. Attraverso il tuo linguaggio non verbale comunica con molta chiarezza, a chi sta parlando, la tua empatia e solidarietà nei suoi confronti. Tutto questo lo aiuterà ad aprirsi con sincerità e sarà più facile che poi lui ti usi lo stesso riguardo quando sarà il tuo turno di parlare.
  2. Fai attenzione anche al suo linguaggio non verbale e se noti qualche segnale che sembra contraddire ciò che sta dicendo, o che potrebbe nascondere un non detto, prova a chiedergli con tatto e molta cautela cosa gli sia venuto in mente in quel momento, ovvero a quale pensiero o emozione fosse legato quel particolare segnale. Dimostrerai in questo modo il tuo rispetto e il tuo interesse di ascoltatore o ascoltatrice attenta non solo nei suoi confronti, ma anche e soprattutto nei confronti della sua autentica intenzione comunicativa e dei suoi eventuali bisogni inespressi, che lui stesso potrebbe dover ancora comprendere pienamente.
  3. Se però il tuo interlocutore lanciasse attraverso il linguaggio non verbale segnali più o meno consapevoli di “difficoltà” (impaccio, chiusura, sofferenza, rabbia, vergogna, nervosismo, ecc.), non aumentare la pressione su di lui con domande che rischierebbero di diventare invasive, ma abbi la sensibilità di rispettare il suo momento di difficoltà e i limiti del suo riserbo dimostrandogli (con il tuo stesso linguaggio non verbale, prima ancora che a parole) comprensione e solidarietà. In queste situazioni, in qualità di Custode puoi dimostrare la tua attenzione e la tua sensibilità fermando la serie di domande (da parte tua e degli altri) e lasciando libero l’altro di continuare senza interferenze da parte del gruppo (ascolto passivo). Sforzati di intuire i limiti che l’ascolto attivo non deve superare e cura che nessuno del gruppo li superi. Proteggerai così  chi ha la parola da uno stress che rischierebbe di incrinare la sua disponibilità al dialogo. Naturalmente sono limiti che cambiano da persona a persona e che possono modificarsi secondo il momento, le circostanze e l’argomento. Quindi la tua attenzione deve essere continua. Quando poi l’altro fosse bloccato sposta con dolcezza il dialogo su un altro aspetto della questione o su un’altra persona, oppure continua tu stesso il dialogo, per aiutare il tuo amico e tutto il gruppo a superare il momento di difficoltà.
  4. Quando volessi parlare a qualcuno dei segnali che ti sembra stia dando o abbia dato con il suo linguaggio non verbale, fai bene attenzione a non esprimerti in forma assiomatica e interpretativa (“avevi un’espressione che comunicava rabbia”, “hai una postura che esprime chiusura”, “dal tuo tono di voce si capisce che…”, “fai dei gesti aggressivi”, ecc.) ma stai semplicemente ai fatti (“osservando la tua espressione ho avuto l’impressione che fossi arrabbiato”, “vedendo la postura che hai non mi sento propenso a comunicare”, “colgo un cambiamento nel tuo tono di voce e mi domando cosa voglia dire”, “ogni volta che fai questo gesto ho un sussulto”, ecc.)

Combinazione dei tre esercizi (A+B+C)

I tre esercizi per questo Custode sono assolutamente complementari e si rafforzano a vicenda. Naturalmente inizierai a praticarli separatamente, perché allenano abilità diverse. Ma ti consiglio di arrivare al più presto a praticarli insieme, prendendo coscienza del fatto che, come si è già detto, tutte e tre le abilità attengono allo stesso movimento del pensiero: la neutralizzazione della violenza espressiva intenzionale o involontaria. E la tua capacità di dialogo farà un salto di qualità incommensurabile.

Articoli collegati

Letture consigliate

Sul Dialogo - David BohmBohm David (2014), Sul Dialogo, Pisa, Edizioni ETS, cap. 1 e 2
(ed. or. On Dialogue, London and New York, Routledge, 1996).

Le parole sono finestre, M. RosenbergRosenberg Marshall (2003), Le parole sono finestre (oppure muri). Introduzione alla comunicazione nonviolenta, Reggio Emilia, Esserci (ed. or. 1998: Nonviolent Communication: A Language of Life: Life-Changing Tools for Healthy Relationships (Nonviolent Communication Guides), PuddleDancer Press).

cambiamento sociale e CNVRosenberg Marshall (2013), Il cuore del cambiamento sociale, Reggio Emilia, Esserci (ed. or. 2003: The Heart of Social Change: How to Make a Difference in Your World (Nonviolent Communication Guides), PuddleDancer Press).

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