Pensieri lenti e veloci

pensieri lenti e veloci

“E’ il tuo sistema 1 che parla. Rallenta il pensiero e lascia che sia il sistema 2 ad assumere il controllo.” — (Kahneman 2011)

I want to make it go slowly so I can look at it…” — (Bohm 1994)

Le etichette di “sistema 1” e “sistema 2“, coniate in origine dagli psicologi Keith Stanovich e Richard West (2000) otto anni dopo la scomparsa di Bohm, sono oggi ampiamente usate in psicologia, a volte indicate più brevemente con le sigle S1 e S2. Si riferiscono alla teoria del doppio sistema di pensiero, sostenuta da almeno un ventennio da molti autori. Lo psicologo israeliano Daniel Kahneman, docente a Princeton e premio Nobel nel 2002, ne ha fatto oggetto di un best-seller intitolato Thinking, Fast and Slow (tr. it., Pensieri lenti e veloci, Arnoldo Mondadori, Milano 2012).

“Definisco il sistema 1 come impressioni e sensazioni che originano spontaneamente e sono le fonti principali delle convinzioni esplicite e delle scelte deliberate del sistema 2. Le operazioni automatiche del sistema 1 generano modelli di idee sorprendentemente complessi, ma solo il sistema 2, più lento, è in grado di elaborare pensieri in una serie ordinata di stadi.” — (Kahneman 2011)

La rappresentazione bisistemica del pensiero, di Stanovich e West, ci consente di superare una difficoltà insita nella teoria bohmiana del pensiero come sistema (Bohm 1994). Rappresentandoci il pensiero come un sistema indifferenziato di risposte automatiche involontarie (set of reflexes), come fa Bohm, risulta infatti complicato parlare della facoltà, per altro centrale nel dialogo bohmiano, di sospendere e osservare tali riflessi. La rappresentazione bisistemica, a nostro parere, facilita invece enormemente la descrizione e l’organizzazione concettuale di questi importantissimi aspetti della pratica bohmiana. Ed è per questo che abbiamo scelto di farne ampio ricorso.

Vediamo come Kahneman caratterizza i due sistemi.

  • Sistema 1 (S1). Opera in fretta e automaticamente, con poco o nessuno sforzo e nessun senso di controllo volontario. Oltre che esprimere competenze innate (respirare, masticare, riconoscere le emozioni primarie dalle espressioni facciali, orientarsi verso la fonte di un forte rumore imprevisto, reagire con i riflessi di attacco-fuga-immobilizzazione, ecc.), il sistema 1 apprende le associazioni di idee (qual è la capitale della Francia? gli stereotipi, ecc.), e impara competenze specifiche come leggere e interpretare le sfumature delle situazioni sociali. La sua conoscenza è immagazzinata nella memoria e vi si accede senza intenzione e senza sforzo.
  • Sistema 2 (S2). Indirizza l’attenzione verso le attività mentali impegnative che richiedono focalizzazione, come i calcoli complessi, l’analisi logica, la riflessione filosofica. Le operazioni del sistema 2 sono molto spesso associate all’esperienza soggettiva dell’azione, della scelta e della concentrazione. Esse hanno la caratteristica di richiedere attenzione: quando questa viene meno, il sistema 2 resta inattivo.

Teoria bisistemica della mente

Il sistema 1 e il sistema 2 sono entrambi attivi quando siamo svegli, il primo funziona in maniera automatica, mentre il secondo è in una comoda modalità di minimo sforzo in cui solo una piccola percentuale della sua capacità viene utilizzata. Il primo produce continuamente spunti per il secondo: impressioni, intuizioni, intenzioni e sensazioni. Se corroborate dal sistema 2, le impressioni e le intuizioni si trasformano in credenze e gli impulsi si convertono in azioni volontarie.

Quando tutto procede liscio, come accade per la maggior parte del tempo, il sistema 2 adotta i suggerimenti del sistema 1 senza praticamente modificarli. In genere noi crediamo alle nostre impressioni e agiamo in base ai nostri desideri (…) Quando il sistema 1 incontra qualche difficoltà, si rivolge al sistema 2 perché proceda a un’elaborazione dettagliata e specifica che risolva il problema contingente.

s1-s2

Il sistema 2 si attiva appena viene rilevato un evento che viola il modello di mondo cui fa costante riferimento il sistema 1.

Uno dei compiti del sistema 2 è vincere gli impulsi del sistema 1.

Vi sono illusioni del pensiero, che chiamiamo “illusioni cognitive” (…) Poiché il sistema 1 agisce automaticamente e non può essere disattivato a piacere, gli errori del pensiero intuitivo sono spesso difficili da prevenire. Non sempre si possono evitare i bias, perché il sistema 2 a volte non ha alcun indizio dell’errore. Anche quando sono disponibili indizi di probabili errori, questi ultimi si possono prevenire solo con un controllo rafforzato e un’attività intensa del sistema 2.

Non sono sistemi nel classico senso di entità alcuni aspetti o alcune parti delle quali interagiscono. E non vi è nessuna parte del cervello che l’uno o l’altro sistema chiamerebbe “casa”.

“Il sistema 2 ha in parte la capacità di modificare il funzionamento del sistema 1 programmando le funzioni, di norma automatiche, dell’attenzione e della memoria.” — (Kahneman 2011)

“Concentrarsi intensamente su un compito rende in effetti la gente cieca anche agli stimoli che di norma attraggono l’attenzione.” — (Kahneman 2011)

Letture consigliate

Kahneman Daniel (2012), Pensieri lenti e veloci, Milano, Arnoldo Mondadori (ed. or. 2011: Thinking, Fast and Slow, Penguin).

 

 

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